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UN PO’ DI STORIA DI AUTO E MOTO D’EPOCA

Jaguar E-Type

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Nel 1961 la E-Type era un’auto davvero molto avanzata, dotata di quattro freni a disco, struttura monoscocca e di sospensioni posteriori indipendenti, ma ciò che colpì prima di tutto fu indubbiamente la carrozzeria, disegnata dal “mago dell’aerodinamica” Malcolm Sayer.
Affusolata, sinuosa e seducente, impossibile non restarne affascinati.
Fu un elemento molto importante per il raggiungimento della notevole velocità massima dichiarata: 150 miglia all’ora, pari a 240 km/h.
Al debutto, la nuova Jaguar era disponibile in due varianti di carrozzeria, convertibile (detta OTS – Open Two Seater) e coupè (detta FHC – Fixed Head Coupe).

Il motore era un sei cilindri in linea (della serie XK) con una cilindrata di 3.8 litri, doppio albero a camme in testa e alimentato da tre carburatori SU HD8 e capace di ben 265 cv.
La produzione cessò nel 1974, dopo oltre 72000 E-Type prodotte (di cui ¾ destinati al mercato americano). Le ultime 50 vetture a uscire dalla fabbrica furono tutte delle convertibili, con carrozzeria nera e dotate di una speciale placca commemorativa. La E-Type colpì tanto gli appassionati che al giorno d’oggi diverse aziende si sono specializzate nella costruzione di splendide e fedeli repliche, o, in certi casi, addirittura parziali ricostruzioni come nel caso della azienda inglese Eagle, specializzata nel perfezionare originali E-Type.

Fonte: omniauto.it

Fiat Dino Coupè 2400

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L’origine del nome “Dino” risale alla metà degli anni ’50 quando Dino Ferrari, figlio di Enzo Ferrari progetto assieme a Vittorio Jano un motore a sei cilindri a V, da montare sia su vetture da competizione che su vetture stradali ad alte prestazioni.
Questo motore viene chiamato denominato “Dino”.
La Fiat Dino coupè nacque da un accordo tra la Fiat e la Ferrari nel 1965 per la costruzione di 500 vetture sportive a su cui montare il motore Dino, per poter gareggiare nella categoria GT, queste vetture erano le Dino 206 GT
Successivamente vengono messe in produzione delle versioni più economiche a marchio Fiat, infatti le Dino 206 GT non venivano vendute ne con il marchio il marchio Ferrari, ne con il marchio Fiat, ma solo con il marchio “Dino”, senza altre scritte.
Le Fiat Dino Coupè invece vengono commercializzate con marchio Fiat e montano un motore Dino da 2400 cc, realizzate appositamente per quella clientela che sognava prestazioni da Ferrari al Prezzo di una Fiat.
La Fiat Dino Coupè 2400 era la risposta giusta, una vettura potente dal prezzo certamente elevato ma più abbordabile di quello di una Ferrari.

Dimensioni: lunghezza 4,51 m, larghezza 1,70 m, peso 1380 kg
Pneumatici: 205/70 VR 14
Prestazioni: velocità max 205 km/h
Consumi: 14.7 litri/100 km
Prezzo Di Listino nel 1972: 4.565.000
Tratto da auto.moto.epoca. blog sport

MV AGUSTA 98

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Quella della MV,però, non è la prima a chiamarsi la “Vespa 98” , ma ha il solo primato di essere la prima motoleggera costruita in Italia nel secolo dopoguerra. La prima vespa è la Miller 98 assemblata attorno al motore Sachs a due tempi con il cambio a due rapporti.
Per tornare a sentir parlare di Vespa bisogna aspettare la fine della seconda guerra mondiale, quando la MV sceglie il nome Vespa per la sua prima moto. Il proposito da parte della Costruzioni Aeronautiche Giovanni Augusta di costruire una piccola moto a due tempi risalgono al 1943, ma l’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe tedesche dopo l’8 settembre porta ad accantonare il progetto e i modelli già realizzati per le fusioni dei componenti del motore. L’idea di costruire una moto per gli spostamenti nei grandi capannoni aeronautici potrebbe essere stata uno stimolo per realizzare il progetto. Il risultato della MV è quello di un modello che abbina soluzioni tecniche degli anni trenta alla nuova immagine della moto leggera del secondo dopo guerra, che ha nella semplicità e nell’economicità le prerogative maggiori.
La velocità è di circa 65 km/h. Consumo contenuto in 2 litri ogni 100 km. Il telaio è rigido senza ammortizzatore posteriore. Anche la forcella è ancora a parallelogramma in tubi con ammortizzatori a frizioni regolabili a mano. I freni sono entrambi a tamburo laterale da 125 mm. Il peso complessivo si può stimare sui 70 kg. Serbatoio da 9 litri e la sella è singola del tipo a ponte.
La storia della MV è di breve durata, almeno con questo nome, visto che era già stato registrato dalla Miller. L’azienda milanese lo cede poi alla Piaggio che lo deposita per il suo scooter. Così a partire dal 1946 sul tagliavento della prima moto della Casa di Cascina Costa c’è scritto solo MV 98 . Non si conosce il numero degli esemplari prodotti della vespa 98, ma dovrebbero essere molto limitati, tanto da poter affermare che non ci sia mai stata una vera e propria commercializzazione e siano stati realizzati solo alcuni prototipi.
Tratto da “La Manovella”

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